numero 2: processing

29 giugno, 2007

Design by Numbers è l’ispirazione da cui nasce il progetto Processing. Infatti i suoi due creatori, durante la loro permanenza nell’ “Aesthetics + Computation Group”al MIT Media Laboratory erano coinvolti nello sviluppo e mantenimento del software DBN e quell’esperienza fu la base per il progetto. Iniziarono a chiedersi come poter unire la pratica di abbozzare progetti nel codice, che all’epoca realizzavano in Java e altri linguaggi, con l’aspetto pedagogico di DBN. Lo sviluppo di Processing inizia nel 2001. Il nome si riferisce a ciò che sono i computer nella loro natura profonda, cioè processing machines; inoltre esso pone l’accento più sul processo di creazione che sul risultato
Processing mette in relazione il software con i principi della forma visiva, animazione e interazione.[…] Processing è stato creato per insegnare i fondamenti della programmazione in un contesto visuale, per fare da software sketchbook e per essere usato come strumento di produzione.3
Dunque anche qui un linguaggio di programmazione pensato per generare immagini e orientato all’interaction design, che permette di essere usato a più livelli: in maniera semplice dai principianti ma in grado di offrire anche possibilità di sviluppo più complesse per i più esperti. Le idee di base da cui nasce Processing sono chiaramente descritte nel testo già citato4:
– il software è un mezzo unico con possibilità nuove e differenti che non possono essere valutate in relazione ai media precedenti;
– è importante poter abbozzare le proprie idee prima di realizzarle. Per abbozzare un’idea nei media elettronici si ha bisogno di trovarsi già in un contesto digitale, in un ambiente in cui lavorare sulle idee prima di scrivere la forma definitiva del codice, per esplorarle velocemente. In questo senso Processing vuole essere uno sketchbook (quaderno degli schizzi);
– la programmazione non è una cosa per pochi. I linguaggi alternativi, come Processing estendono questa attività anche a chi non è esperto di matematica e non appartiene all’ambito tecnico. Alcuni esempi di linguaggi con questa filosofia, precedenti a DBN, sono:
Logo, un linguaggio progettato alla fine degli anni ’60 da Seymour Papert al MIT, orientato alla grafica e alla geometria di base e concepito con finalità didattiche;
Max, un ambiente di programmazione grafico, sviluppato da Miller Puckette all’IRCAM negli anni ’80. Qui le funzioni primitive sono visualizzate sullo schermo come oggetti grafici che è possibile collegare tra loro. Usato da musicisti e artisti visivi per creare software audio e video.
Così come le interfacce grafiche hanno aperto l’uso del computer a milioni di persone, anche gli ambienti di programmazione alternativi permettono a nuove generazioni di artisti e designer di lavorare direttamente con il software. Oggi il computer e Internet arrivano a moltissime persone ma la maggioranza di loro usa gli strumenti software creati da programmatori professionisti invece di creare loro stessi degli strumenti, perché per questo serve una comprensione profonda della programmazione. L’aspetto negativo di questo stato di cose sono i limiti imposti dagli strumenti software; essi sono facili da usare ma allo stesso tempo nascondono alcune delle potenzialità del computer. Processing si batte affinché sia possibile e vantaggioso, per chi lavora nel campo delle arti visive, imparare come costruire i propri strumenti;
– Processing è pensato come strumento di approccio alla programmazione, per poi poter passare anche ad altri linguaggi. Infatti esso permette di imparare i concetti base della programmazione e siccome la sua sintassi è derivata dai linguaggi più largamente usati, è un inizio che permette di passare poi ad altro;
– il movimento del software open source ha una minore influenza nel campo del software per le arti; infatti ad artisti e designer mancano le competenze tecniche per portare avanti iniziative indipendenti e così le grandi compagnie dominano la scena ma Processing cerca di  portare lo spirito del software open source anche in questo ambito. Le persone sono incoraggiare a pubblicare i codici che scrivono e imparare da quelli di altri; da questa collaborazione possono nascere progetti che da soli non sarebbe stato possibile realizzare. Lo stesso progetto Processing deve molto alla filosofia dell’open source e alle comunità basate sul web che gli hanno permesso di svilupparsi in poco tempo e grazie all’aiuto di molti.


3 “Processing relates software concepts to principles of visual form, motion, and interaction. […] Processing was created to teach fundamentals of computer programming within a visual context, to serve as a software sketchbook, and to be used as a production tool.” Casey Reas, Ben Fry; Processing – A Programming Handbook for Visual Designers and Artists, Cambridge Massachusetts, The MIT Press, 2007, p. 16.
4 ivi,  p. 16 – 22. 

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